Storia della Parrocchia
Non è possibile parlare di Santa Lucia senza un rifermento alla vicina città di Faenza che data le sue radici già dal secondo secolo avanti Cristo. "FAVENTIA" deve la sua fondazione come centro urbano ben definito, nell'attuale sito, all'età romana. La Romagna all'arrivo dei Romani si presentava occupata da popolazioni celtiche caratterizzate dal loro popolamento sparso senza una struttura di tipo urbano. È con il tracciato della via Emilia a cura di M. Emilio Lepido nel 187 a.C. che ai bordi di questa nuova via di comunicazione sorgono le città ed è probabile che Faenza abbia la sua nascita nel secondo quarto del II secolo a.C. È facile ancor oggi individuare a valle della via Emilia quel reticolato di strade tipico della centuriazione romana che si perde quasi ai confine della zona di S. Lucia. Un motivo va trovato nella configurazione del terreno collinoso e forse anche nell'ipotesi di una precedente viabilità sottolineata soprattutto dalla via S. Lucia con una sua linea ben marcata e funzionale per la vallata della Samoggia. È questo un luogo importante per le cave dello "spungone" o "pietra della Samoggia": un calcare arenaceo che veniva usato per le fondamenta ed anche per le costruzioni. Ne avvalla la consuetudine un'iscrizione del XII secolo murata nella torre campanaria di S. Pietro in Vincoli, antico monastero camaldolese tra Forlì e Ravenna, che dice: "queste pietre sono state portate dalle parti di Faenza chiamata santa lusa". Secondo lo studioso di storia locale don Domenico Sgubbi nella nostra zona, avvicinandosi alla collina, c'erano molti alberi: un territorio immerso nel verde.
La notizia storica più attendibile della nostra zona è del 85 a.C. Nella lotta per il potere dell'impero fra Mario che appoggiava un'idea democratica e Silla, propugnatore di un'idea oligarchica, ci fu "la battaglia delle vigne", ancora oggi ben ricordata dai toponimi via della Vigne e via della Battaglia. Quei vigneti erano i nostri e furono coi loro arbusti di ostacolo ai cavalli: i partigiani di Silla ebbero la meglio.
Altra notizia sicura è la lapide funeraria, chiamata "stele del seviro". Caius Pomponius Severus era un veterano della IV legio macedonica che divenne seviro a Faenza. La stele ora incastonata in una costruzione limitrofa alla Chiesa, vicino alla fontana, fu trovata nel 1914 durante gli scavi sul monte S. Ruffillo (localmente chiamato monte del prete, perché proprietà della Prebenda parrocchiale). Fu probabilmente fatta incidere attorno al primo anno dell'era cristiana da Sesto Fannio Spendone, proprietario della villa che sorgeva sulla vetta del monte S. Ruffillo. Sullo stesso monte gli scavi hanno portato alla luce anche i muri di una piccola cappella dedicata a S. Ruffillo, contornata da resti umani, vasi di terracotta, oggetti di metallo. Di chi sono? Potrebbero denotare la presenza di un ospizio oppure i segni di una battaglia fra faentini e ravennati per la conquista del castello di Castiglione che avvenne il 17 giugno 1145? I ravennati forti di un esercito di soldati provenienti dalle Marche, da Ferrara, da Verona e Cervia marciarono verso il contado faentino. Dopo aver abbattuto il campanile di Pieve Corleto si diressero verso S. Lucia nella spianata del Marzeno, ma i faentini andati alla riscossa riuscirono a cacciare gli invasori. Un'altra notizia certa è che il famoso Federico Barbarossa nella sua discesa in Italia del 1164 fu costretto dai faentini che non volevano onorare il suo passaggio a deviare il suo percorso verso S. Lucia. Una ventina d'anni dopo, nel 1185, l'esercito del Barbarossa, comandato da Bertoldo di Konigsberg, si accampò a S. Lucia per costringere con l'assedio i faentini a ritirarsi dalla Lega Lombarda, nata per difendere l'autonomia dei Comuni. Era infatti successo che l'Imperatore Federico Barbarossa, dopo la pace di Costanza, aveva concesso ai Comuni di avere sì un proprio governo, ma dovevano pagare tasse più gravose. Non avendo il denaro i capi faentini andarono a chiedere un aiuto ai signori feudali della Montagna. Al loro rifiuto i cittadini passarono ad atti intimidatori con la distruzione di messi e vigneti della vicina campagna. I Signori feudali si unirono e li scacciarono, ma le violenze proseguirono con danni a monasteri, ospedali e alla stessa Cattedrale. Intervenne il Vescovo con la scomunica per portare l'obbedienza alla Chiesa, ma occorreva anche risolvere la diatriba tra la nobiltà e così ecco la richiesta dell'intervento dell'imperatore. La Lega dei Comuni vinse e nel 1186 si fece la pace di Lodi.
La prima notizia dell'esistenza della Chiesa di S. Lucia la troviamo in un documento dell'Archivio arcivescovile di Ravenna: è del 14 agosto 1050. Di pochi decenni dopo è la presenza della Chiesa di S. Lucia anche in un documento dell'Archivio capitolare di Faenza, il 16 aprile 1099.
Il 10 luglio 1207 Santa Lucia delle Spianate passa al territorio della Pieve di S. Martino in Golfare, meglio nota come Montefortino. Il tutto è legalizzato dal territorio di Faenza con un atto di vendita.
1240-1241. In questo periodo sono in atto le crociate: Papa Gregorio IX vuole obbligare l'imperatore Federico II ad organizzare una spedizione nei luoghi sacri; in caso di rifiuto minaccia di scomunicarlo. Federico II, da abile politico, riesce ad averne il controllo attraverso accordi e invece di andare in Terra Santa comincia una conquista dei territori italiani, compreso il domino papale. È durante queste guerre di conquista che a S. Lucia avviene uno scontro d'armi e viene distrutto il convento dei canonici regolari di S. Martino in Poggio a destra del Marzeno, dove per tanto tempo si è trovata la fornace e ora un nuovo complesso residenziale. Dopo questi fatti l'imperatore fu scomunicato dal Papa.
Altra notizia dell'esistenza del luogo di culto è data dal fatto che il 18 dicembre 1301 il sacerdote Giovanni, rettore della Chiesa di S. Lucia in Piano, pagò 15 soldi bolognesi piccoli.
È del 1410 un interessante testamento: la figlia di Andrea Antonio Menghi dichiara nel testamento di lasciare soldi per la ristrutturazione della Chiesa di S. Lucia.
Primo settembre 1418 un certo Druda depone la prima pietra per una "scola" a S. Lucia (la parola non sembra indichi una scuola ma sia sinonimo di frazione) e dispone che la propria sepoltura avvenga all'interno della Chiesa di S. Lucia.
Altra notizia risalente al 1425-26: Francesco Arcolani, abate del Monastero di S. Giovanni Battista in Cereto, con il consenso dell'Abate di Fonteavellana concede la Chiesa di S. Lucia e le case vicine, che a quel tempo appartenevano al monastero, in malo stato per la vita misera della gente e del passaggio delle guerre, alle Monache Cistercensi perché le adibissero ad abitazioni.
Nella vita del beato Giacomo Filippo Bertoni (1454-1483) si legge che questi fu " procuratore" del Convento dei Servi di Maria negli anni 1478-79. Tra i "famigli", cioè gli uomini assunti per qualche mansione lavorativa figura un certo Polo che lavorava nelle terre del Convento di S. Lucia. Lo stesso Convento aveva alcuni appezzamenti di bosco e una "vigna da S. Lucia".
Nel 1506 Giulio II, eletto papa dopo Alessandro VI, nella sua lotta armata contro i signorotti legati a Papa Borgia, compreso il figlio Cesare, volendo cacciare i Bentivoglio da Bologna, passa dal territorio di S. Lucia, in quanto Faenza è in quel momento domino dei Veneziani.
È del 1536 una strana notizia di una usanza che ha il popolo, che vive nell'ignoranza e nella superstizione. Nel terzo giorno delle "Rogazioni", si porta in processione sulla via di S. Lucia l'effigie di un drago mostruoso, rappresentante il demonio, fino a una croce di marmo, detta "croce del drago", dove un Sacerdote getta l'effigie nelle mani dei ragazzi perché con zuffe e dispute sia ridotta in pezzi. Si apprende che diverse sono le processioni: nelle prime due il drago è portato davanti alla processione e rappresenta il tempo prima di Mosè e dopo Mosè quando dominava il demonio, nella terza il drago è portato dietro la processione e rappresenta il tempo di Cristo, dove il demonio è vinto. La notizia viene data non perché questa sia una novità, ma perché a seguito di questa usanza nel 1536 successe una vera zuffa che si portò anche in piazza del Duomo a Faenza e così il Governatore e i Magistrati, fatta sgomberare con la forza la Piazza, proibirono definitivamente la "processione del drago".
La prima Chiesa non era nel luogo dell'attuale. A portarla dov'è ora, secondo alcuni ricercatori sembra sia stato il Parroco don Francesco Fabbri nel 1565 circa. Pare però strano che pochi anni dopo nella visita pastorale a S. Lucia del 28 maggio 1573 Mons. Marchesini lasci al parroco don Francesco Fabbri questi obblighi scritti:
- di risiedere in canonica
- di ripulire ed abbellire la Chiesa
- di far dipingere una cappella interna e la facciata.
Forse non era stata costruita una vera Chiesa, ma si era usato un edificio esistente? È certo che il nome della località "spianate" ("de splanata" come scrivono i documenti) è più avanti nell'attuale via Samoggia e in una casa colonica sono visibili ancora oggi, chiare tracce di culto religioso.
Veniamo anche a conoscenza che vicino alla Chiesa c'era uno "ospedale" per alloggiare i pellegrini.
Apprendiamo dalla relazione della visita pastorale di domenica 3 dicembre 1564 di Mons Sighicelli che tale "ospedale" era sotto la "cura della predetta Chiesa", che aveva un lascito di 9 pertiche di terra, che era stato fondato dalla famiglia "Bernardi", che un povero di detta famiglia vi abitava, che l'entrata era di due scudi all'anno.
Nell'archivio parrocchiale vi sono resoconti di varie "visite pastorali", ma ora ci limitiamo solo a quelle più recenti che riguardano soprattutto la Chiesa.
Nel 1922 usufruendo di una camera della canonica si costruisce una cappella laterale e così la superficie della Chiesa è di mt 16 x 6.
Solo un terzo della popolazione del 1924-25 può essere presente alle funzioni. Di quel periodo c'è la notizia che vengono intonacati i muri interni ed esterni, viene riparato il tetto ed il soffitto, nuove grondaie e docce. Il tutto per una spesa di 6300 lire.
Il registro dello "Stato patrimoniale ed economico della parrocchia" nel 1929 annota:
- Stile della Chiesa: barocco risorgimentale
- Confini della Chiesa:
- facciata a est con sagrato e via S. Lucia prospiciente
- viale del cimitero a sud
- stalla ad ovest
- canonica e forno a nord
- La proprietà ha due poderi: " Casetto" e "Fondi di Santa Lucia"
- La popolazione è di 1200 persone.
Scrive ancora che "la Casa parrocchiale è stata ricostruita più volte senza gusto estetico e con una pessima statica" e ancora: "all'interno della Chiesa non ci sono oggetti preziosi, tranne il quadro della Beata Vergine del Rosario, realizzato dal Cignani verso la fine del 1600 o inizi 1700 ed è appunto da allora che si è istituita la pratica del Rosario".
LA NUOVA CHIESA (l'attuale)
Dallo scritto precedente si capisce che è intenzione del Parroco don Giovanni Bubani costruire una nuova Chiesa. Fa compilare un preventivo nel 1936, ma la costruzione non parte. La posa della prima pietra: mercoledì 3 maggio 1939 solenne cerimonia presieduta dal Vescovo Mons Antonio Scarante. Presenti il vice Podestà Masironi, il dott Giuseppe Zucchini e vari "signori" che hanno la Villa a S. Lucia.
Una lapide in marmo alla sinistra dell'altare, per chi entra in Chiesa, ricorda così il fatto:
PIOXII PONTIFICE MAXIMO
VICTORIO EMMANUELE III
ITALIAE ET ALBANIAE REGE
AETHIOPIAE IMPERATORE-
DUCE BEITO MUSSOLINI
IMPERII CONDITORE-ANTONIO
SCARANTE FAVENTINORUM
EPISCOPO-VINCENTIO BERTI
MUNICIPII MODERATORE JOAN-
NE BUBANI ARCHIPRESBYTERO
PRAEEUNTE -PIORUM CIVIUM
STIPE COLLATA-SACRIS DIVAE
LUCIAE VIRG. ET MART. AEDIBUS
ITERUM DITIUSQUE EXSTRUEN-
DIS-PETRA HAEIC PRIMA V
NONAS MAIAS ANNO POST
CHRISTUM NATUM MCMXXXIX
A FASCIBUS RESTITUTIS XVII
ALLEMNI RITU POSITA EST
A. M. VASSURA ARCHITECTO
CAMILLUS RIVALTA SCRIPSIT
I lavori coinvolgono i parrocchiani, che con carretti trasportano i materiali ed aiutano la ditta costruttrice "Pisotti e Bentini". Il Parroco sperava in aiuti consistenti da Enti e persone, ma così non è stato. Dal 1933 al '39 ha raccolto £ 15188,55. Ha avuto la somma di £ 5500 dalla signora Elvira Zauli per la cappella del Sacro cuore e £ 1500 dal Sig. Bucci Francesco per la cappella della Madonna, ma ora non ha più soldi e deve sospendere i lavori, come scrive su "Il nuovo Piccolo" il 3 settembre 1939. C'è il grezzo: mancano il soffitto, l'intonaco, le vetrate, gli altari, il pavimento, la balaustra, i gradini.
La Chiesa è a pianta latina a unico ambiente diviso longitudinalmente in tre campate di pilastri ad arco portanti il tetto a vista che forma crociera all'incontro del transetto. Il presbiterio con abside è sopraelevato di tre gradini dal piano della navata, coperto da volta ad arelle. Due cappelle laterali ricavate a capocroce del transetto, coperte pure queste da volte a botte ad arelle. Protiro a due colonne con arco, sopraelevato dal piano di campagna di due gradini. Battistero ricavato a lato della facciata in ambiente proprio e collegato con la Chiesa a mezzo di un vestibolo con entrata propria. Piccola camera ricavata a lato del presbitero per uso di sacrestia. Tutta la costruzione è prevista a mattoni a vista esternamente e negli archi e i pilastri portanti all'interno, il rimanente ad intonaco di calce.
DIMENSIONI: lunghezza mt 24, 90; larghezza mt 8, 40 (+ due cappelle) altezza mt 13
La costruzione fu inaugurata il 13 dicembre 1941, festa della patrona S. Lucia. Durante il secondo conflitto mondiale la Chiesa subì danni, ma fu riparata con il contributo dello Stato.
OGGI tante cose sono cambiate. Non esiste più uno spazio in ambiente proprio per il battistero fuori dalla Chiesa, ma solo una rientranza nella parete di sinistra in entrata dove è posto il battistero; l'altare maggiore, abbellito con marmi al tempo di don Ettore Ballardini, è stato demolito nel 1977 da don Giordano Mondini che ha rifatto a modo suo il presbiterio. Le due entrate laterali sono state chiuse. Le volte sono state oscurate da pannelli in cartongesso che riducono l'altezza a mt 9, 80, migliorando la potenzialità termica della struttura, ma togliendo completamente l'armonia della costruzione dell'architetto Vassura.
Il sagrato è stato limitato con aiuole e piante al tempo di don Giordano ed è stata creata una rampa per l'accesso alla Chiesa di portatori di handicap.
Interno della Chiesa
Il posto
La Chiesa di s. Lucia è situata lungo l'omonima via che continua la discesa dal monte Trebbio e porta a Faenza e che lungo il percorso cambia più volte nome ( Samoggia, Urbiano ecc.) .
E' percorsa da tanti ciclisti , soprattutto faentini e forlivesi e non solo . Ha visto passare più volte gare di professionisti e il 24 maggio 2009 anche il Giro d'Italia che ha fatto tappa a Faenza
In questi ultimi anni la frazione si è arricchita di un villaggio di un centinaio di abitazioni
E' bello vedere la Chiesa immersa nel verde delle stagioni e nella fioritura dei peschi
Don Giordano ( parroco dal 1976 al 2007) , artista e fotografo, ha immortalato sulla pellicola coreografie da lui ideate e realizzate in vari momenti della vita parrocchiale, soprattutto nel mese di dicembre, quando al 13 c'è la festa di s .Lucia e il tempo natalizio
La porta
Nel 1982 è stata rifatta e rinforzata la porta di entrata della Chiesa ed è stata abbellita con pannelli in ceramica legati al tema della luce. Il ceramista è stato Edo Bianchedi. I pannelli principali sono contornati da pannelli più piccoli in ceramica con fregi decorativi a tema di foglie e grappoli d'uva
Questa la legenda dei pannelli a partire dall'alto verso il basso :
a sinistra in alto la Creazione della donna (Gen2,22) a destra il Battesimo di Gesù ( Mc 1,11)
sotto a sinistra la Guarigione del cieco (Mc 8,22-26) a destra la Trasfigurazione (Mc 9,2-8)
ancora sotto a sinistra la Natività (Lc 2,7) a destra S Lucia
in basso a sinistra le Vergini prudenti e le stolte (Mt 25,7-10) a destra Conversione di s.Paolo (At 9)
Anche nel “tamburo “ di entrata sulla parte interna sono affisse tavole di bozzetto degli ultimi momenti di vita di s.Lucia : il giudizio, resiste alla violenza di volerla portare al lupanare,il martirio.
Anche queste sono opera di Edo Bianchedi
Interno della Chiesa
La Chiesa è a una sola navata con due cappelle laterali : a destra per chi entra la cappella della Madonna , a sinistra la cappella del Sacro Cuore
Troviamo le seguenti statue nella cappella del Sacro Cuore
-la statua di s Lucia ora posta in alto sopra l'altare
-sull'altare la statua di S Martino Vescovo, proveniente dalla Chiesa di Montefortino
-la statua del Sacro Cuore, ora su piedistallo al lato destro
-la statua di s .Antonio abate su piedistallo al lato sinistro
Nella stessa cappella sono affissi i quadri di s .Luigi Gonzaga e s. Girolamo
Nella parete destra per chi entra, a metà navata, il quadro di s.Lucia
Nella cappella della Madonna il quadro di Madonna con bambino, opera di Cignani
In una rientranza della Chiesa al tempo dell'arciprete Bubani fu costruita una cappella che ricorda le apparizioni della Madonna a Lourdes
Nel 1977 venne demolito l'altare esistente e costruita nel presbiterio una struttura in metallo elevata con due “gradoni” dal piano del calpestio , pavimentata in legno trucciolato , verniciato di colore viola che veniva ricoperto in base al tempo liturgico con moquette verde o rossa. Anche l'abside era ricoperta fino all'altezza di oltre 2 metri con teli intonati al tempo liturgico.
Mons Vescovo ha chiesto di rendere la struttura del presbiterio conforme alle norme liturgiche e l'attuale Parroco ha affidato il progetto all'architetto Pier Giorgio Gualdrini . Il progetto è stato presentato alla Commissione diocesana di arte sacra e ora siamo in attesa della risposta.
La croce di Santa Lucia
Lungo la via s Lucia in prossimità della Chiesa dal lato opposto c'è, di pietra spungone, un croce greca su un cippo infossato . E' descritta alla scheda n11 del libro di Patrrizia Capitanio “ sulle vie del medioevo CROCI VIARIE DEL TERRITORIO DI FAENZA”edito da Carta Bianca.
Si deduce dall lettura che il manufatto potrebbe risalire all' XI-XII secolo.
Le Campane di Santa Lucia
Campane di s.Lucia
Nell’archivio di s Lucia abbiamo rinvenuto il seguente appunto di Don Giordano in merito alle campane:
“grossa “: ARC BUBANI DON GIOVANNI
fece fondere questa campana nel 1923 dalla fonderia Pasqualini di Fermo
rifusa nel 1953
“mezzanella”: ANTONIUS UTILI fundendum curavit A.D. MDCCCXXXVI
( nel foglietto è scritto :”resta”. Si può ritenere che questa campana sia rimasta)
altra campana.
DON SIMONE UTILI FECE FONDERE nell’anno di grazia 1861
Rifusa nel 1953
Piccola :
CAESAR BRIGHENTI BONONIA FUNDIT
Don Giovanni Bubani 1923
Nel 2003 le campane sono state sistemate e automatizzate. La scheda della DITTA CAPANNI che ha eseguito il lavoro ci dice che due campane ( le più grosse) sono state fuse nuove , le altre erano esistenti , ma si può ritenere che solo quella con la scritta “resta” sia realmente la preesistente all’intervento . Non sappiamo da dove provengano le altre due
.Questo lo specchietto della ditta Capanni :
NUOVA CAMPANA DO diametro mm 720 peso kg 210
NUOVA CAMPANA RE “ “ 640 “ “ 162
ESISTENTE MI “ “ 570 “ “ 105
ESISTENTE FA “ “ 546 “ “ 85
ESISTENTE SOL “ “ 480 “ “ 60
L’ordine del lavoro da eseguire è del 31 luglio 2003 ed il certificato di conformità porta la data del 31 dicembre 2003
In merito alla fusione delle nuove campane scrivono “ Le campane vengono fuse con il tradizionale metodo a cera persa proprio delle lavorazioni artistiche. La fusione si effettua secondo una tradizione secolare che permette di ottenere dal bronzo il massimo rendimento armonico” . Si precisa che la lega sarà composta per il 78% di rame e per il 22% di stagno
Che cosa c'è scritto sulle singole campane oggi presenti sulla cella campanaria
La campana in DO
E' dedicata a S. Lucia M.M.
Porta scritto il nome dell'offerente: Don Giordano Mondini Arciprete AD. 2003
Ha le seguenti figure nei diversi lati : S.Lucia, S.Andrea, S. Marco, il crocefisso
La campana in RE ( è la campana che batte le ore e mezz'ora dell'orologio)
E' dedicata al Sacro cuore di Gesù
Porta scritto il nome dell'offerente: Don Giordano Mondini Arciprete AD.2003
Ha le seguenti figure nei diversi lati : S.Cuore,S.Martino,Ostensorio,figura di Vescovo
La campana in MI
Porta la scritta :Antonius Utili 1886 fundendum curavit
In un lato Clemens Brighenti , Bonon. Fudit
Ha le immagini di Maria con Bambino e il crocefisso
La campana in FA
Porta la scritta :Pietro Colbacchini , Bassano del Grappa di M.Favaretto brevetto pontificio e vescovile
Lo stemma con sotto scritto “Ius Iustitiae Pax”
Ha le immagini di : Madonna , s.Marco. S.Giuseppe, Crocefisso. E ancora la scritta :”Ablatum tempore belli 1941-44 restitutm publico sumptu 1950”
La campana in SOL
Porta la scritta G.B.CARAPIA PRIORE
Ha le immagini del crocefisso , di un santo con la palma del martirio e una corona con sotto le lettere MA
Sembra giusto ritenere che due siano le campane nuove, una preesistente e due che provengono da altre Chiese. Montefortino? Non sappiamo!
La Parrocchia di Urbiano
La prima attestazione della località “URBIGLIANO” è del 1075. Al 1256 risale la prima memoria della “Ecclesia de Urbigliano “ Nel 1371 Urbiano veniva censita assieme a Villanova , Montefortino e s Maria in valle, che costituivano un'unica “villa”, di 36 case .L'inventario del 1571, il più antico ritrovato , cita dei beni stabili della Chiesa. In quel periodo nella parrocchia di Urbiano abitavano 140 persone . Nel 1619 il secondo altare fu dedicato al Santo Rosario. L'inventario del 1715 attesta la presenza sopra questo altare di un quadro di tela , che rappresenta la Beata Vergine con il Bambin Gesù la quale porge il rosario a s. .Domenico e PioV .L'immagine fu dipinta intorno al 1600 dal faentino Giovanni Battista Bertucci iunior, mentre i quadretti della cornice indicanti i “misteri” furono realizzati da un pittore minore. Lo stesso inventario ricorda che in una nicchia dell'altare maggiore vi era un'immagine della Beata Vergine Assunta , titolare della Chiesa. La Parrocchia di s. Pietro in Villanova fu probabilmente soppressa intorno al 1663 e unita a s.Maria in Urbiano. Nel 1926 fu affidata ad Urbiano anche la cura parrocchiale di s.Maria in valle. Dall'inventario del 1908 si capisce che un terzo altare era stato dedicato al Sacro Cuore . Nel 1934 , in occasione di una visita pastorale , nella Parrocchia c'erano 47 famiglie per un totale di 372 persone. La Chiesa di Urbiano fu oggetto di ricostruzioni e restauri in diverse date, a causa di terremoti e scarsa stabilità del terreno. Nel cimitero di Urbiano, al centro , è posta una croce viaria in pietra spungone di forma greca, probabilmente risalente all' XI-XII secolo .La collocazione originaria non corrispondeva a quella attuale , probabilmente si trovava sulla via principale ai piedi dell'attuale Chiesa di Urbiano e aveva una funzione di indicazione di luogo di culto ai pellegrini.
La Parrocchia fu soppressa negli anni '80 e aggregata a S.Lucia.
a cura della prof. Anna Zauli
Parrocchia di Montefortino
Si è parlato della Chiesa di Montefortino costruita nel dopoguerra lungo la via Samoggia, edificio ora non adibito a culto ed alienato, costruzione che all'esterno ha ancora la foggia di Chiesa. Il precedente edificio di culto , più volte rimaneggiato, era l'antica Pieve della zona , già presente prima dell'anno 1000, non era lungo la via Samoggia , ma sulla sovrastante collina , ora via s.Mamante ,dove rimane una croce in pietra a ricordo del giubileo del 1925 ( sulla croce si legge la data 1926, forse perchè posta in quell'anno a fine giubileo) A sentire alcune testimonianze si deduce che la costruzione era a un'ottantina di metri dalla croce e che le macerie furono convogliate nella vicina scarpata in modo da permettere verso Converselle la prosecuzione della strada che allora terminava proprio alla Chiesa. Esiste in archivio a s. Lucia le motivazioni della scelta del nuovo sito con considerazioni , scritte da don Giovanni Bubani, che riguardano la consistenza delle Parrocchie di s.Lucia, Montefortino e Urbiano.
Terribili furono quei giorni del novembre 1944 che videro una agguerritissima battaglia fra l'esercito tedesco e quello degli alleati. Si prendono le notizie dalla testimonianza di Domenica Timoncini , nipote dell'allora Parroco di s.Biagio raccolta nel libro “Faenza 1944: quei giorni di fuoco e di morte” , uscito a cura di G Bettoli, E. Casadio ,A.Frontali , M.Valli da Stefano Casanova editore (2005).
Si legge che già mentre infuriavano i bombardamenti in pianura nel mese di agosto molti , compresa
la signora Domenica, ritennero più sicura la zona di Montefortino. Assieme ad altri lei e una zia ottennero ospitalità dall'Arciprete don Giuseppe Rotondi, allora trentunenne. Passarono abbastanza bene i mesi di agosto , settembre e ottobre. I primi tedeschi li videro il 10 novembre : senza dir niente andarono in Chiesa e rubarono le candele ; poi arrivarono gli altri “ tanti soldati con muli , carrette . Con loro arrivarono anche le bombe degli alleati che colpirono prima la canonica di Montefortino e poi anche la Chiesa. Tanti i rifugiati nella cantina dell'Arciprete , mentre quel che rimaneva della casa era occupato dai tedeschi .In una notte d'inferno ,il 17 novembre , arrivarono gli alleati alle 3,30 . Purtroppo la festa durò poco alle 18,30 tornarono i tedeschi, che mandarono via tutti da Montefortino . Le vicende della testimone continuano e la sua descrizione segue il suo peregrinare assieme alla zia alla ricerca di un posto sicuro, con due ferite ad una gamba e la difficoltà delle cure e la lenta guarigione . Della costruzione della Chiesa non rimangono altro che ruderi . Colpite,ma riparate coi danni di guerra furono anche le vicine Chiese di Oriolo ,
S Mamante, S Biagio e s.Lucia. Per quanto riguarda s.Lucia si apprende dal libro
“La ricostruzione nella Diocesi di Faenza” edito in occasione dei 25 anni di ministero episcopale di S.E.Rev.ma Mons dott Giuseppe Battaglia (Faenza 1968) , che la Chiesa,canonica, campanile e sede opere parrocchiali furono riparate per danni di guerra in due lotti (1958,1961) dalle ditte edili Luigi Scala di Faenza -Mario Mignan di Faenza -Anselmo e Glauco Ragazzini di Faenza . Le campane furono fuse dalla Ditta Pasqualini di Fermo nel 1953.
La Nuova Chiesa di Montefortino fu costruita sul terreno donato dal Conte Emiliani Francesco. In archivio di s Lucia esiste la vacchetta delle Messe che furono imperate a seguito di questa donazione.
L'arciprete di Montefortino così scrive in apertura della vacchetta il 1 gennaio 1949:
Anno 1949
Con decreto vescovile in data 22-XII-1948 col 1° gennaio 1949 si è costituita la Nuova Parrocchia di Montefortino in Samoggia con una nuova Chiesa e Canonica.Il terreno per la nuova costruzione è stato donato dal Conte Emiliani Francesco in ricordo della madre contessa Zauli.
Per questa donazione alla presenza di Sua Eccellenza Mons Vescovo Giuseppe Battaglia , dell'arciprete don Giuseppe Rotondi , del conte Luigi Zauli, zio, e del conte Francesco Emiliani, a voce ed accettato, si impose un obbligo di dodici s. Messe annue sul beneficio parrocchiale di Montefortino.
Così è nato il legato Francesco Emiliani
In fede don Giuseppe Rotondi Arciprete di Montefortino